martedì 8 agosto 2017

UN'ULTIMA DOMANDA...


DOMANDE E RISPOSTE

D. Nel 1969 esisteva già il personal computer?
R. Il computer installato a bordo del modulo lunare utilizzato per la missione Apollo 11 era costituito da un processore che aveva una frequenza di clock di circa 2 MHz, con la Ram che non superava i 64 kb. In sostanza le prestazioni erano migliaia di volte inferiori a quelle oggi esistenti su un comune cellulare. L’Apollo Guidance Computer (AGC) era una “scatola” grande quanto un odierno Hard Disk che come input riceveva dagli astronauti dei semplici comandi numerici da 0 a 9 :  gli astronauti digitavano tre cifre sulla tastiera per scegliere il comando da eseguire e poi una seconda terna per indicare la modalità con la quale il comando doveva essere eseguito. Il codice era convertito poi a mano in un linguaggio che il computer interpretava grazie alla mitica carta bucherellata. Sembra incredibile eppure per la navigazione orbitale la Nasa forniva a tutti gli astronauti dei regoli calcolatori per fare "i conti a mano" in caso di blackout di strumenti elettronici e un sestante per potersi orientare nello spazio con le stelle proprio come facevano gli antichi navigatori.

D. Nel 1969 esistevano già i microprocessori?
R. No, allora esistevano solo dei grandi circuiti che permettevano il funzionamento di un rudimentale e macchinoso calcolatore elettronico che occupava un’intera stanza e si guastava in media almeno una volta al giorno . Questo era in grado di fornire le stesse prestazioni che oggi vengono svolte dalle comuni calcolatrici tascabili. Solo nel 1971, tre ingegneri elettronici dell’Intel (tra cui l’italiano Federico Faggin)  misero a punto il microchip. Fino al 1965 la Nasa assumeva personale qualificato in grado di fare i conteggi matematici a mano (come descritto nel film “Il diritto di contare” del 2016 diretto da Theodore Melfi)

D. Nel 1969 esisteva il disegno digitale CAD?
R. No. Le prime applicazioni commerciali del CAD si ebbero a partire dal 1972  e solo dal 1980 vennero sviluppati sistemi CAD per microcomputer con monitor a grafica raster,

D. Nel 1969 esistevano i satelliti GPS?
R. No. Il primo satellite del sistema di posizionamento globale (GPS) fu il Navstar 1 che venne lanciato il 22 febbraio 1978.

D. Nel 1969 esistevano le macchine fotografiche digitali?
R. No. Il primo prototipo viene realizzato solo nel 1975 e venne ideato da un ingegnere della Kodak, sfruttando un sensore CCD mentre la presentazione ufficiale di una macchina digitale si ha nel 1981 con la Sony Mavica  che registra le immagini su floppy disk. La prima macchina completamente digitale si ha nel 1988 con la Fuji DS-1 che registra le immagini su flash card  removibili

D. Nel 1969 esisteva già il fax?
R. No, la tecnologia del telefax divenne praticabile su larga scala solamente verso la metà degli anni 70  quando le tre tecnologie alla base (scanner, stampante e modem) hanno raggiunto un sufficiente livello di sviluppo

D. Nel 1969 esistevano le mappe della superficie lunare in 3D?
R. No. Allora  c’era solo una mappa in scala 1:5.000.000 ottenuta delle immagini della Luna scattate da un’altezza di 111 km durante la missione Apollo 8 del 1968 . Tali immagini non potevano riprodurre  dettagli inferiori a 20 metri e quindi risultavano del tutto insufficienti per individuare un luogo privo di asperità che fosse adatto all’allunaggio.


D. Dopo il 1972 quanti altri astronauti hanno superato l’orbita alta, cioè oltre i  35.786 km di distanza dalla Terra?
R. Nessun astronauta.

D. Dopo il 1972 quanti altri astronauti hanno superato l’orbita media che viene considerata  tra i 2.000 ed i 35.786 km di distanza dalla Terra?
R. Nessun astronauta.

D. Dopo il 1972 quanti altri astronauti hanno superato l’orbita bassa presente tra i 160 ed i 2.000 Km  di distanza dalla Terra?
R. Nessun astronauta si è mai allontanato oltre la distanza di 643 km dalla Terra che è il record raggiunto con le missioni dello Space shuttle a partire dal 1981e  fino al 2011. Nessun essere umano è mai stato in grado di superare l’orbita bassa.

D. Quanti astronauti sono stati in grado di superare indenni le fasce di van Allen?
R. Dopo il 1972 (ultima presunta missione Apollo) nessun essere umano ha mai attraversato le fasce di van Allen, le micidiali radiazioni cosmiche che diventano nocive  per l’uomo oltre i 700 km e diventano letali a partire dai 14.500 km. La Luna è distante 400.000 km e pertanto è inevitabile doverle attraversare.

D. Cosa prevede la missione Orion a cui la Nasa lavora fin dal 2005?
R. La missione Orion prevede di mandare una navicella nello spazio nell’orbita media, a soli 5.000 km dalla Terra. Nonostante 17 miliardi di dollari spesi dalla Nasa a partire dal 2005 il lancio del razzo è stato rinviato al 2015, poi al 2017, poi al 2019, poi al 2021 ed ora non prima del 2023. Il motivo dei continui rinvii è conseguente all’impossibilità di realizzare le schermature della navicella in modo di poter garantire l’incolumità degli astronauti contro le radiazioni delle fasce di van Allen.

D. Cosa prevede il premio internazionale Lunar X Price?
R. La società Google nel 2007 aveva indetto un premio di 30 milioni di dollari alla prima società privata che fosse riuscita a mandare entro il 2009 un rover senza equipaggio su uno qualsiasi dei 6 presunti siti degli sbarchi lunari e fosse riuscita a far percorrere almeno 500 metri sulla superficie lunare trasmettendo in diretta le immagini dalla luna. Sono passati 12 anni da allora e nonostante decine e decine di società scientifiche si siano iscritte al premio nessuna è ancora riuscita a raggiungere l’obiettivo.

D. Durante la discesa del LEM verso la superficie lunare Neil Armstrong disattivò il computer centrale   e osservando la superficie dal minuscolo oblò laterale in pochi secondi riuscì a impostare manualmente tutti i dati riguardo velocità, inclinazione, spinta laterale e trasversale, gravità, decelerazione dei motori modificando la traiettoria impostata  per evitare l’impatto con il suolo che risultava diverso da ciò che avevano previsto.  Che potenza aveva lo  strumento di bordo utilizzato da Neil Armstrong?
R. La potenza di calcolo era equivalente ad una calcolatrice tascabile.

D. Al momento della ripartenza dal suolo lunare Buzz Aldrin con il suo corpo aveva inavvertitamente urtato un pulsante metallico a levetta e di fatto questo impediva la riaccensione dei motori. Come aveva risolto il problema il comandante dell’Apollo 11 Neil Armstrong?
R. Aveva inserito una comune matita nel foro ripristinando il contatto e riavviando così i motori grazie alla conducibilità della grafite contenuta nella mina.

D. Voi volete continuare a credere alle favole americane?
R. …


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giovedì 3 agosto 2017

LE MAGICHE IMMAGINI TELEVISIVE





Tratto dal romanzo storico 
IL GIORNO DELLA VERITÀ
pubblicato da Youcanprint  - aprile 2017

Tutte le comunicazioni in diretta tra l’Apollo 11 e la sala controllo di Houston nel Texas sono avvenute solo durante i primi  quindici minuti  dopo il lancio dalla base di Cape Canaveral in Florida e immediatamente dopo veniva invece  attivato un  ponte radio che attraverso le grandi antenne di Goldstone in California, di Honeysuckle e di Parkes in Australia avrebbe rimandato le comunicazioni alla sala di controllo. In realtà la ricezione della trasmissione televisiva dallo spazio risultava  piuttosto complessa e macchinosa. La Luna infatti è distante circa 400.000 km e poiché gli astronauti avrebbero avuto a disposizione solo un trasmettitore TV alimentato a batterie con una piccola antenna parabolica di un metro di diametro era evidente che il segnale sarebbe arrivato sulla Terra debolissimo. Per riuscire a trasmettere le immagini  la NASA aveva quindi deciso di utilizzare il bianco e nero al posto del colore e di trasmettere le immagini a 320 linee di risoluzione anziché le solite 520 previste dallo standard televisivo statunitense NTSC. In questo modo la qualità delle immagini si sarebbe ridotta da trenta fotogrammi al secondo a dieci. Queste modifiche però comportavano una serie di problemi tecnici perché sarebbe stato necessario convertire il segnale televisivo fuori standard con quello comunemente utilizzato e questo poteva avvenire solo riprendendo con una telecamera le immagini captate dalla Luna direttamente dal monitor presso le stazioni riceventi terrestri. Fatto questo, il segnale sarebbe stato pronto per la distribuzione via satellite ma solo per i Paesi che utilizzavano già lo standard NTSC, mentre per tutti gli altri si doveva procedere con un’ulteriore conversione. L’inviato della CNN da Houston aveva spiegato  nei minimi particolari tutto questo complesso sistema di  trasmissione e quasi scusandosi aveva avvertito i telespettatori che le immagini provenienti dalla Luna sarebbero giunte sugli schermi con una notevole perdita di qualità. Secondo la NASA quelle preziose immagini in arrivo dalla Luna vennero catturate su nastri magnetici e messe da parte a futura memoria. In quel periodo furono utilizzati i primi nastri magnetici da due pollici, in gergo chiamati  “ampex”. Questi servivano per poter registrare le trasmissioni televisive che fino ad allora potevano essere mandate solo in diretta ma è proprio qui che la storia comincia a fare acqua da tutte le parti. Prima di tutto non si capisce bene perchè la NASA abbia sentito la necessità di sviluppare un sistema televisivo apposito e stranamente  “non compatibile” con le TV di tutto il mondo. Allora  infatti c’erano già le riprese a 16mm che potevano garantire delle immagini di buona  qualità mentre per la diretta TV potevano essere facilmente distribuite le immagini a 525 linee che avrebbero comunque soddisfatto la platea mondiale risultando di qualità molto superiore rispetto a ciò che invece è stato mostrato in quella notte.Con questo semplice escamotage nessun altro osservatorio al mondo è stato in grado di ricevere un solo fotogramma di quelli provenienti dalla Luna e così facendo il gioco di prestigio è perfettamente riuscito perché  tutto è nella mente di chi guarda. Interessante vero?


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martedì 1 agosto 2017

LE FASCE DI VAN ALLEN


E' ormai certo che nel corso dei decenni la NASA , con la scusa del "restauro" dei negativi originali ha ritoccato e manipolato  tutte le fotografie ed i filmati degli sbarchi lunari. Lo ha fatto nel tentativo di eliminare, nel limite del possibile, tutte le incongruenze che erano emerse sempre più numerose e quindi per renderli più credibili. Essa ha anche cercato di “ritoccare” le affermazioni di James van Allen sulle cinture magnetiche che circondano la Terra, da lui scoperte e che si chiamano oggi comunemente Fasce di van Allen. Jarrah White ha messo in rete alcuni articoli, dello scienziato del Iowa in cui egli descriveva in maniera impietosa gli effetti deleteri delle radiazioni nello spazio. Ecco le sue parole testuali.
“Le nostre misurazioni mostrano che il massimo livello di radiazioni, nel 1958, equivale da circa 10 a 100 roentgen per ora, in dipendenza nella proporzione, non ancora determinata, fra protoni ed elettroni. Dato che l’esposizione continuativa di un essere umano per due giorni a soli 10 roentgen fornirebbe solo una possibilità imprevedibile di sopravvivenza, le cinture radioattive rappresentano un ostacolo evidente al volo spaziale. A meno che non sia trovato un qualche modo praticabile di schermare i viaggiatori spaziali contro gli effetti della radiazione, i razzi spaziali con equipaggio possono al meglio decollare attraverso la zona libera da radiazioni sopra i poli.” (James A. van Allen–Scientific American– marzo 1959). Dopo la sua morte però la Nasa si è affrettata a divulgare precisazioni e rettifiche delle sue dichiarazioni affermando che queste radiazioni non sarebbero state letali ma quasi innocue per gli astronauti a bordo di astronavi. Peccato però che James van Allen non lo abbia mai detto e che ormai non potrà nemmeno obiettare qualcosa. Rimane tuttavia un dato di fatto  che la Nasa non può manipolare né ritoccare e cioè che dall'ultimo presunto sbarco lunare del dicembre 1972 con l'Apollo 17 nessun essere vivente al mondo è mai riuscito ad allontanarsi dalla Terra oltre l'orbita terrestre bassa dove c'è la stazione spaziale internazionale. L'orbita terrestre bassa è posizionata però  a soli  380 chilometri dalla Terra mentre la Luna è invece a 384.000 chilometri. Le fasce di van Allen diventano letali per gli esseri viventi tra i 14.000 ed i 17.000 chilometri. Serve aggiungere altro?


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mercoledì 26 luglio 2017

L'ONERE DELLA PROVA


Il 20 Luglio del 1969 Neil Armstrong appoggiò il piede sul suolo lunare ed in quel giorno avvenne qualcosa di memorabile per l’intera umanità. Per gli americani fu soprattutto la dimostrazione della superiorità tecnologica sull'Unione Sovietica, l’unica vera rivale nell'esplorazione spaziale. La cosa apparve già allora piuttosto sorprendente visto che fino a pochi anni prima la tecnologia a disposizione degli Stati Uniti era risultata alquanto inadeguata. Basterebbe ricordare che solamente un anno prima della missione Apollo 11, durante un test del modulo di atterraggio, Neil Armstrong si salvò miracolosamente espellendo il seggiolino un attimo prima dello schianto al suolo. Dopo l’entusiasmo iniziale per lo storico sbarco iniziarono però a sorgere i primi dubbi dall’analisi delle le fotografie pubblicate. Oggi sono sempre di più le persone convinte che si sia trattato solo di un gigantesco inganno e che nessun uomo sia mai veramente sceso sulla Luna. Ma è possibile che le missioni Apollo siano state solo una messa in scena? Per poter verificare l’autenticità degli sbarchi lunari la cosa più semplice sarebbe quella di utilizzare lo scetticismo razionale, ossia il criterio per cui ogni affermazione di tipo empirico , per essere creduta, necessiti di una verifica sperimentale. Con quale metodo scientifico si potrebbero dimostrare gli sbarchi sulla Luna? Ad esempio è significativo che la recente e modernissima Lunar Reconnaissance Orbiter ( LRO) ha potuto scattare solo delle immagini della Luna ad alta quota mentre per contro durante le missioni lunari riuscivano addirittura a trasmettere delle immagini televisive a colori degli astronauti realizzate con una telecamera analogica telecomandata da Houston. A distanza di 48 anni dal primo sbarco, pur disponendo di una tecnologia immensamente avanzata rispetto ad allora, la NASA non riesce a far allunare una sonda automatica dotata di una telecamera digitale miniaturizzata in grado di poter inviare immagini live dalla superficie del nostro satellite e magari anche della Terra vista da lassù. Perché non lo fanno? Nessuno sa dare una risposta e questo silenzio non fa che confermare il sospetto che le missioni sulla Luna siano state solo un gigantesco inganno. 




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martedì 25 luglio 2017

LA FIABA DI ANDARE SU MARTE


Che cos’è la missione Orion di cui si parla ormai da anni?


Orion è costituto da diverse parti e moduli, ma alla base il suo principio di funzionamento è simile a quello degli Apollo e delle Soyuz. Il modulo dell’equipaggio, cioè la capsula spaziale vera e propria, è a forma di tronco di cono ed è racchiusa in un involucro più grande per essere protetta durante il lancio: la sua base ha un diametro di 5 metri e l’altezza complessiva del modulo è di 3,3 metri per una massa totale intorno alle 8,5 tonnellate. Può ospitare fino a quattro astronauti, quindi uno in più rispetto al modulo utilizzato nelle missioni Apollo ed ha numerose strumentazioni per rendere più semplice e sicuro il suo controllo durante le fasi di volo.


La NASA sta verificando la possibilità di mettere degli astronauti a bordo della capsula Orion in maniera tale da poter andare oltre l’orbita bassa, a circa 5800 chilometri di distanza dalla Terra (cioè ad una distanza 15 volte maggiore di quella in cui c’è la stazione spaziale internazionale ISS  a soli 380 chilometri dalla Terra). Lo sviluppo della  missione Orion è iniziato nel 2004 e da allora sono già stati spesi oltre 10 miliardi di dollari a cui si dovranno aggiungere altri 7 nei prossimi cinque anni.
Apparentemente sembra una cosa straordinaria ed invece appare un misero traguardo se pensiamo che la Luna dista dalla Terra 400.000 chilometri e che tra il 1969 ed il 1972 ben sei missioni Apollo avrebbero consentito di mandare 12 astronauti a camminare sul nostro satellite.
E’ davvero divertente osservare gli artifizi dialettici con cui la Nasa presenta al pubblico questa missione.
Charles Bolden, amministratore della NASA, ha infatti affermato : “Sta proseguendo molto bene il nostro intento di portare gli astronauti a viaggiare nel Sistema Solare. Orion costituisce solo una piccola parte di un progetto che permetterà agli umani di approdare su Marte e noi abbiamo il dovere di fare tutto il possibile per far diventare questo sogno realtà. Potrebbe essere il secondo corpo celeste diverso dalla Terra su cui atterrerà un essere umano, dopo la Luna. Dal 2030 in poi l’attenzione si sposterà su Marte con l’obiettivo di portarvi il primo equipaggio entro il 2040."
Insomma la Nasa vuol farci credere che dopo aver conquistato la Luna nel 1969 l’America è ormai pronta per realizzare sogni ancora più grandi e straordinari.



Tutto molto bello e affascinante, vero?  
Bene e allora vediamo i formidabili risultati raggiunti fino ad ora.

L’unico successo raggiunto, a distanza di oltre 12 anni dall’avvio del progetto Orion, è stato l’invio nello spazio del razzo Delta IV (5/12/2014) senza alcun equipaggio a bordo fino a 5.800 chilometri di distanza dalla Terra. La missione è servita per testare le strumentazioni di Orion, verificare la loro affidabilità e la solidità del suo scudo termico per il rientro controllato sulla Terra, attraverso un rovente passaggio nell’atmosfera a oltre 2.200 °C.
Secondo i programmi attuali, il primo volo abitato di Orion e SLS dovrebbe essere la Exploration Mission-2 , che prevederebbe l’invio di quattro astronauti in una traiettoria di ritorno libero intorno alla Luna (ossia senza inserimento in orbita) La missione, di circa otto giorni, partirebbe non prima dell’agosto 2023 perché saranno necessarie alcune modifiche ed ulteriori test per renderlo adeguato agli standard di sicurezza previsti per un veicolo destinato a trasportare astronauti e sarà indispensabile dover aggiungere una protezione contro i micro-meteoriti.


Considerato che la Nasa ha iniziato a sviluppare il progetto Orion nel 2004 e afferma di non essere in grado  di mandare degli astronauti in orbita lunare prima del 2023 credo che certe domande dovrebbero sorgere spontanee.

1)  Non appare inverosimile pensare che in soli 3 anni (tra il 1969 ed il 1972)  ben sei missioni Apollo siano riuscite a far camminare 12 astronauti sulla Luna ed oggi nonostante l’enorme progresso tecnologico degli ultimi 50 anni siano necessari 17 anni di preparazione solo per poter ripercorrere la stessa traiettoria dell’Apollo 8 che era entrata nell'orbita lunare del dicembre 1968 senza però scendere sulla Luna?
2)    Come mai lo scudo spaziale necessario al rientro nell’atmosfera della navicella Orion non garantisce ancora oggi adeguati livelli di sicurezza per gli astronauti?
3)  Come mai la Nasa parla di missioni su Marte quando ancora oggi nessuna missione spaziale è in grado di mandare un equipaggio oltre la distanza di 400 chilometri da Terra?
4)   Come mai devono ancora essere studiate le fasce di van Allen per trovare le adeguate schermature per superare indenni l’orbita bassa, l’orbita media e quella alta?
5) Come mai nel 1969 queste radiazioni letali potevano essere superate senza alcuna difficoltà ed oggi rappresentano un problema insormontabile?
6)    Come mai oggi esiste un problema dei micro-meteoriti mentre nelle sei missioni lunari questo non era nemmeno un rischio da tenere in considerazione?
7)  Come mai la Nasa parla di Missioni su Marte senza prevedere prima una base di appoggio sulla Luna?
Sono tutte domande piuttosto imbarazzanti a cui la Nasa si guarda bene dal fornire risposte.
In compenso Charles Bolden, amministratore della NASA, ammette  che potrebbero esserci ritardi e complicazioni tali da rendere improbabile la possibilità di raggiungere Marte entro il 2040.
Bene, almeno su questo mi sento di poter concordare con la Nasa.

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martedì 11 luglio 2017

LA MAGIA DELLA TV



Hal Becker, cinico manager della Futures Group, nel 1981 scrisse queste parole: 

“Mettete qualsiasi cosa in televisione ed essa diventa realtà. E se il mondo esterno alla TV contraddice le immagini, la gente inizierà a modificare il mondo per adeguarlo alle immagini della TV”. 

La maggior parte dell’umanità è imprigionata, da quando esistono i mezzi di comunicazione di massa, in un set cinematografico angusto e asfissiante, in cui la complessità del mondo è ridotta ad una piatta rappresentazione solo per il profitto di altri. Quasi tutto ciò che crediamo di sapere sul mondo e sull’universo ci viene da immagini che altri hanno creato per noi e che noi abbiamo poi metabolizzato accettandole come vere. 


“Permettere a noi stessi di essere influenzati dalle sottili ma potenti illusioni presentate dalla televisione conduce ad una sorta di follia di massa che potrebbe avere implicazioni piuttosto spaventose per il futuro della nazione… Inizieremo a vedere cose che non esistono, daremo a qualcun altro il potere di creare per noi le nostre illusioni”.



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sabato 8 luglio 2017

L'INGANNO CONTINUA



Nel 2009 il presidente americano Barack Obama aveva annunciato e promesso  in un discorso ufficiale che gli americani presto sarebbero ritornati sulla Luna, forse già nel 2009. 
Ci sarebbe subito da obiettare che se davvero gli americani c'erano già stati  sei volte tra il 1969 ed il 1972 non ci sarebbe bisogno di attendere 10 anni per progettare e realizzare un ritorno sulla Luna, visto e considerato che nessun problema tecnico sarebbe stato insuperabile con la tecnologia progredita enormemente dopo 50 anni.
Ma di quella promessa ora sembra che nessuno si ricordi più. In effetti oggi le parole dell'ex presidente americano appaiono più che mai la promessa di un politico che allora aveva la necessità di mettere a tacere le polemiche relative alla notizia clamorosa della scomparsa dei nastri originali del primo presunto sbarco sulla Luna dell'Apollo 11.
Ma Barack Obama era un politico e sa a cosa servono le promesse a lunga scadenza. Lui sapeva esattamente cosa sarebbe successo:  il tempo passa e la gente dimentica. Questa è la regola aurea che in politica funziona sempre ed in America funziona ancor meglio. Basta leggere oggi le ultime dichiarazioni ufficiali sui programmi spaziali della Nasa per rendersene conto.

"No, ci dispiace, non torneremo più sulla Luna". Così Charles Bolden , ex astronauta e attuale amministratore della NASA, ha spento gli entusiasmi di chi, a gran voce, chiede da tempo un'altra missione lunare da parte dell’uomo, a 40 anni dall'ultimo astronauta che ha camminato sul satellite della Terra, quell'Eugene Cernan comandante dell'Apollo 17. "O meglio - ha precisato Bolden nel corso di un recente meeting a Washington - non accadrà mai sotto la mia amministrazione". E anzi avvisa i suoi successori: "Se qualcuno cambiasse idea e organizzasse una nuova missione lunare nessuno, probabilmente, vedrà mai un americano né sulla Luna, né su Marte, né su un asteroide. Non si può cambiare il corso dell'esplorazione umana". Come a dire: i soldi sono quelli che sono e la Luna è un libro ormai letto e messo da parte, meglio concentrarsi su nuovi obbiettivi.Le parole di Bolden, insomma, ricalcano quelle pronunciate esattamente tre anni fa dal presidente Barack Obama, che annunciò il programma per le "esplorazioni spaziali" nel 21° secolo con un discorso tenuto al John F. Kennedy Space Center: "Siamo già stati sulla Luna e c'è ancora tanto da esplorare e da conoscere. In quell'occasione Obama disse che il governo USA avrebbe stanziato, per i successivi cinque anni, 6 miliardi di dollari per permettere alla NASA di lavorare alle nuove missioni, tra cui quella, affascinante, di portare un uomo su un asteroide entro il 2025. Proprio in queste ore il giornalista americano Alan Boyle ha dichiarato di aver appreso - da un membro dell'amministrazione Obama - che 100 milioni di dollari sarebbero già pronti per il budget NASA del prossimo anno fiscale per lavorare a una nave spaziale-robot in grado di catturare un piccolo asteroide e trasportarlo nelle vicinanze della Luna entro il 2019, rendendolo facilmente esplorabile da parte di una squadra di esseri umani qualche anno dopo, probabilmente già nel 2021. Questa missione, sostiene la fonte di Boyle, sarebbe propedeutica a una futura esplorazione di Marte da parte dell'uomo. "Tutto ciò non esclude la partecipazione della NASA ad altre missione, organizzate da terzi, che intendano riportare l'uomo sulla Luna" ha spiegato Bolden. E qualcuno, come l'azienda privata Golden Spike, ci sta già lavorando su, con l'intento di offrire un viaggio spaziale verso il nostro satellite a prezzi non proprio modici : 580 milioni di euro a persona. Il "no" alla Luna di Charles Bolden, inoltre, ha scatenato i cospirazionisti che, da tempo, cercano di dimostrare - attraverso un'attenta analisi dei filmati e delle fotografie di 40 anni fa - che lo sbarco dell'uomo sulla superficie lunare sia un colossale falso realizzato a regola d'arte dalla NASA. "Non possiamo tornarci perché in realtà non ci siamo mai stati e non siamo in grado di arrivarci": questo, in sintesi, il commento di chi non ha mai creduto all'allunaggio dell'Apollo 11 (luglio 1969) e delle successive missioni. Per i sostenitori del complotto lunare il grande passo per l'umanità di Neil Armstrong, primo astronauta sulla Luna, non sarebbe stato mosso nello spazio bensì in uno studio cinematografico. Un’ipotesi, questa, cavalcata da un film del 1978 di Peter Hyams, Capricorn One, che racconta di una falsa missione su Marte organizzata dalla Nasa per non vedersi cancellati i finanziamenti del governo.
L'inganno continua...



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