lunedì 23 luglio 2018

UNA PROVA SCHIACCIANTE






Tra poco più di un mese verrà presentato il film americano “Il primo uomo” e con tempismo perfetto segnerà l’inizio di una martellante campagna pubblicitaria in vista del grande appuntamento del 50° anniversario del primo (falso) sbarco sulla Luna del 20 luglio 1969.
Non è certo una novità che una bugia ripetuta mille volte possa diventare nell’immaginario collettivo  una mezza verità e quindi non c’è da meravigliarsi che a distanza di tanto tempo l’America abbia deciso di celebrare tale anniversario con un film per esaltare le gesta eroiche della conquista dello spazio. Il trailer è già disponibile in rete e quindi seguirà il copione già visto per Apollo 13 perché funziona a meraviglia.
Bisognerebbe riflettere sul paradosso che venga realizzato un film, cioè una finzione,  per raccontare un’altra finzione, cioè la presunta e mai dimostrata missione Apollo 11.
E’ inutile stare a girarci troppo attorno perché ormai è risaputo che a quasi mezzo secolo di distanza  ancora nessuno è in grado di dimostrare con assoluta certezza che tale missione sia realmente accaduta. Fino ad ora tuttavia la difesa principale della versione ufficiale della Nasa era che nessuno potesse dimostrare l’incontrario nonostante gli indizi di colpevolezza siano talmente numerosi da insinuare nell’opinione pubblica un dubbio più che legittimo. Questa fase di stallo sembrava destinata a durare ancora per molto tempo visto che  dall’ultima (anch’essa presunta) missione Apollo 17  del dicembre 1972 nessun equipaggio al mondo era più ritornato sulla Luna. Non solo,  ma nessun equipaggio al mondo si era più allontanato dalla Terra oltre i 643 km raggiunti con le missioni Shuttle mentre la stazione spaziale internazionale ISS rimane in orbita bassa a soli 380 km dalla Terra, cioè una vera inezia  considerato che la Luna è distante ben 400.000 km. Si deve poi tener presente che fin dal 2004 la Nasa ha avviato il progetto della missione spaziale Orion che avrebbe dovuto portare quattro astronauti in orbita media a 5.000 km dalla Terra entro il 2010 ma tale missione è stata più volte rinviata (ora si parla del 2021)  perché ancora nessuno è in grado di trovare una schermatura idonea a garantire l’incolumità degli astronauti contro le micidiali radiazioni cosmiche presenti nelle fasce di Van Allen. Basterebbe solo questo per sentire odore di imbroglio, visto e considerato che chiunque decide di andare sulla Luna deve per forza di cose attraversare le fasce di van Allen. 
La domanda  quindi appare del tutto lecita: come hanno fatto nel 1969  gli astronauti americani  ad attraversare incolumi quelle stesse identiche fasce visto che ancora oggi nessuno  è in grado di farlo nonostante  una tecnologia straordinariamente più avanzata?


Tutti noi sappiamo quanto sia estremamente difficile riuscire a sradicare delle convinzioni ormai sedimentate nella nostra memoria personale soprattutto quando fanno parte della memoria collettiva basata su filmati televisivi visti in diretta. Sono ancora troppo pochi quelli che hanno il tempo, la curiosità, l’intelligenza e la pazienza di approfondire e di documentarsi, di porsi delle domande, di mettere in dubbio la verità ufficiale e trovare delle risposte alternative. Per ognuno di noi  appare decisamente molto più comodo continuare a credere in tutto ciò a cui si è sempre creduto come fosse una specie di dogma religioso. E’ perfino troppo facile trovare rassicurazioni nelle solite frasi che si leggono sui giornali, frasi tipo : Se i russi avessero sospettato qualcosa lo avrebbero detto no? Oppure : Ci sono le immagini televisive in diretta, cosa vuoi di più?E le rocce lunari? E i riflettori per la misurazione laser?
Insomma chi mette in dubbio la versione ufficiale della storia in genere viene deriso e denigrato, viene definito complottista o con altri termini molto più dispregiativi come se fosse un ingenuo credulone disposto ad assimilare ad ogni tipo di possibile cospirazione.


Riguardo il gigantesco inganno dello sbarco sulla Luna qualcosa di importante è accaduto grazie a Massimo Mazzucco, un giornalista e ricercatore che da anni analizza meticolosamente tutte le immagini ed i filmati originali della Nasa per poter dimostrare una volta per tutte la falsità delle missioni spaziali Apollo. La sua ultima fatica rappresenta la sintesi di tutte le sue appassionate ricerche ed è un documentario di tre ore e mezzo in cui spiega tutte le incongruenze e le assurdità dei filmati.
Il filmato che ho postato è una parte molto importante di questo documentario  perché dimostra, senza possibilità di errori, che la bandiera americana ha continuato a muoversi anche dopo che i due astronauti erano risaliti a bordo dell’Apollo 14.
In gergo processuale americano questa potrebbe definirsi come la regina di tutte le prove di colpevolezza, ossia la cosiddetta “pistola fumante”. La Nasa come sempre rimane in silenzio mentre Paolo Attivissimo, noto debunker filo-governativo, non è riuscito a fornire una spiegazione plausibile e ancora una volta si è limitato ad arrampicarsi sugli specchi con risultati patetici. D’altra parte che altro poteva fare di fronte a tali evidenze?



                                           

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