martedì 17 aprile 2018

IL FILM CHE NON VEDRETE MAI NELLE SALE


Genere        Thriller
Durata         94 minuti
Regista        Matthew Johnson 
Uscita          16 settembre 2016 (USA)
Attori           Matthew Johnson,  Owen Williams  


All'ultimo Sundance Film Festival è stato presentato un finto documentario molto originale, accolto con generale entusiasmo.
Si tratta di Operation Avalanche, che racconta un'ipotesi molto cara ai complottisti e cioè che l'uomo non è mai stato sulla Luna.
Questa è la trama.

Nel 1967 gli  Stati Uniti e l’Unione Sovietica  sono ormai al culmine  della Guerra Fredda e  la reciproca ostilità si trasferisce anche nella corsa per la conquista dello spazio dove cercano disperatamente di poter far scendere  per primi un uomo sulla Luna per affermare la superiorità tecnologica di fronte al mondo intero. E’ una lotta senza esclusione di colpi e la CIA teme che i sovietici abbiano infiltrato una talpa tra i ricercatori della NASA per sottrarre informazioni preziose e allo stesso tempo per sabotare il progetto Apollo. Per scoprire la talpa sovietica  la CIA decide quindi di inviare sul posto due giovani agenti sotto copertura che fingono di dover filmare un  documentario sulla preparazione della storica missione lunare. Le cose però precipitano quando, durante  un’intercettazione telefonica tra due dirigenti della NASA, scoprono che l’America è capace di mandare il razzo in orbita lunare ma che per i prossimi  5-10 anni non sarà in grado di far scendere un uomo sulla Luna. Risulta quindi evidente che  la promessa di John Kennedy di mandare l’uomo sulla Luna entro il 1969 non potrà essere mantenuta ma di fronte a questa prospettiva  la CIA  non si scompone  ed elabora cinicamente un piano “B” per salvare il prestigio dell’America. L’idea è quella  di  far esplodere l’Apollo 11 subito dopo il decollo  con tutti i tre  astronauti a bordo per addossare poi  la colpa del mancato successo della missione al sabotaggio dei sovietici. 
Di fronte a questo sconvolgente piano che costerebbe la vita dei tre astronauti,  i due giovani  agenti propongono invece un’idea ancora più folle, quella di simulare gli sbarchi sulla Luna girando le riprese in un vecchio capannone. Nonostante tutte le perplessità iniziali, una volta appurata l’impossibilità di riuscita della missione Apollo, la CIA inaspettatamente concede il via libera all’operazione Avalanche. Nell’ultima scena del film si vede Neil Armstrong scendere lentamente le scalette del LEM su un televisore esposto in una vetrina di un negozio. Il ragazzo che la osserva sul marciapiede è lo stesso che l’aveva girata nel capannone.

Il film è uscito in distribuzione limitata in America il 16 settembre 2016.
Per quanto riguarda l’Italia, non è mai stato distribuito nelle sale.



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domenica 15 aprile 2018

UNA MOSSA INTELLIGENTE



Tratto dal romanzo
IL GIORNO DELLA VERITÀ
Pubblicato da YOUCANPRINT 

«In realtà c’è una cosa interessante che ancora non ti ho raccontato...»
«Ti ascolto.»
«Qualche anno fa è cominciato a circolare uno strano documentario realizzato da Arte France Point du Jour che riguardava la storia delle missioni Apollo. Sul web questo filmato esiste ancora e lo puoi vedere integralmente. La cosa strana è che sono state raccolte testimonianze straordinarie di personaggi famosi come l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger e Vernon Walters, direttore della CIA tra il 1972 ed il 1976, nonché Alexander Haig, capo di stato maggiore dell’esercito ed infine Donald Rumsfeld, segretario della difesa. Nelle interviste del documentario tutti confermano e giustificano le motivazioni del gigantesco inganno e quelle testimonianze risultano tutte assolutamente convincenti.»
«Stai scherzando?»
«No, è tutto vero, solo che poi nei titoli di coda si scopre che il documentario è una finzione e che i protagonisti si sono prestati alla recita solo per prendersi gioco dei complottisti ed ingannare lo spettatore. Nel filmato alcuni personaggi come Dimitri Muffley, ex agente del KGB sovietico, Ambrose Chapel, ex agente della CIA nonché Eve Kendall, segretaria del presidente Nixon, sono stati interpretati da attori poco conosciuti.»
«Ma che senso ha? Mi sembra una cosa così stupida che...»
«Condivido la tua stessa perplessità. Io però non sottovaluto mai la stupidità apparente e sono convinto che se alcuni personaggi così prestigiosi si sono prestati a fare questo giochetto dovevano sicuramente avere anche un valido motivo per farlo. Penso che tutto questo sia stato attentamente pianificato per riuscire a disinnescare l’effetto devastante di alcune interviste, registrate all’insaputa dei veri protagonisti, dove essi confermavano il ruolo della CIA nelle finte missioni Apollo. Se ci rifletti attentamente hanno fatto una cosa di un’astuzia notevole. Hanno mostrato alcuni dei principali personaggi dell’epoca come Kissinger e Rumsfeld che nelle interviste confermavano la decisione del presidente Richard Nixon di ricorrere all’inganno pur di arrivare sulla Luna prima dei sovietici e poi alla fine hanno rivelato che tutto ciò che avevano affermato era stata solo una recita cinematografica. Così quella parte di verità inserita in un documentario dichiarato falso dagli stessi intervistati perdeva inevitabilmente tutta la propria forza e credibilità. Inoltre gli attori che impersonavano molti dei personaggi storici ormai scomparsi costituivano un’ulteriore evidenza che l’intero documentario non poteva che essere falso, esattamente come la teoria del complotto. Semplicemente geniale, non trovi?»



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venerdì 13 aprile 2018

UN CIELO SPETTACOLARE ?

Ecco una bellissima immagine della Terra e della Luna scattata dalla sonda Cassini il 19 luglio 2013 mentre si trovava in prossimità di Saturno a 1,5 miliardi di km dalla Terra, una distanza che corrisponde a 10 volte la distanza Terra-Sole. 


La Luna è il disco luminoso più in basso leggermente a sinistra e nell’immagine sembra sovraesposta a causa della forte albedo della Terra, cioè della riflettività che nella media è di circa il 38%. Poiché la Luna ha invece un albedo assai minore (nella media circa il 12%) rimane correttamente esposta. Molti si domandano perché nessuno dei dodici astronauti durante le sei missioni del programma Apollo abbia mai pensato di immortalare la volta celeste dalla superficie lunare utilizzando delle macchine fotografiche fissate su dei cavalletti utilizzando pellicole adatte (cioè con sensibilità maggiore) per realizzare tempi di esposizione più lunghi. Eppure la volta celeste vista dalla Luna, completamente libera dall’atmosfera e dalle nubi che invece avvolgono la Terra, doveva apparire uno spettacolo straordinario ed unico. Già nel 1974 Bill Kaysing, autore del famoso libro “Non siamo mai andati sulla Luna”, riguardo la mancanza di immagini delle stelle nelle missioni sulla Luna disse provocatoriamente:
“E’ come se voi foste andati a visitare le cascate del Niagara e invece di fotografarle avreste fatto la foto del panino che avevate mangiato”. 
Invece inspiegabilmente le uniche immagini delle stelle dello spettacolare cielo lunare immortalate durante le sei missioni Apollo sulla Luna sono queste:




Perché non c'è nemmeno una foto ad alta definizione di ciò che doveva apparire semplicemente meraviglioso?



L'unica risposta plausibile al motivo per cui non fecero quelle fotografie è anche la più semplice: non le fecero perché  non misero mai piede sulla Luna. 

                                           

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sabato 7 aprile 2018

SUPPONIAMO CHE...



                   Immagine  AS17-134-20471  scattata durante la presunta missione Apollo 17  

Supponiamo per un istante che gli americani avessero deciso di simulare lo sbarco sulla Luna. Questo significava dover realizzare tutta una serie di documentazioni video e fotografiche che ovviamente dovevano essere il più credibile possibile. Oggi non rappresenterebbe certo un reale problema in quanto si possono utilizzare dei programmi digitali  di  computer grafica talmente sofisticati che risulta quasi impossibile distinguere  la finzione dalla realtà.
Nel 1969 però non esisteva nulla di tutto questo, non c’erano nemmeno le macchine fotografiche digitali e photoshop doveva ancora essere inventato.  Allora c’erano ancora le mitiche Hasselblad con i rullini di celluloide Kodak i cui negativi dovevano essere sviluppati in camera oscura prima di poter ottenere delle stampe  e quindi, dovendo rendere credibile l’inganno, dovevano essere fatte delle manipolazioni  in maniera alquanto artigianale. Chi aveva organizzato tutto questo  probabilmente doveva aver considerato che nel giro di un decennio o poco più sarebbero stati comunque in grado di andare veramente sulla Luna e questo avrebbe tolto ogni eventuale dubbio o perplessità sui primi sbarchi.  Insomma a quei tempi doveva risultare  difficile  immaginare  che dopo 50 nessuno fosse ancora in grado di arrivare sulla Luna ma questo è stato un imperdonabile errore anche perché nel frattempo la tecnologia digitale aveva fatto dei progressi così enormi da essere in grado di smascherare tutte le rudimentali manipolazioni eseguite sulle fotografie delle finte missioni Apollo. Sulla falsità delle foto degli sbarchi ormai è difficile dubitare perché le incongruenze sono talmente numerose che risulta difficile poterle elencare tutte.
Prendiamo ad esempio l’immagine che sarebbe stata eseguita durante l’ultima  missione sulla Luna dell’Apollo 17.
Questo scatto si può trovare sull’archivio ufficiale della Nasa  (http://www.apolloarchive.com/apollo_gallery.html) ed è classificata con la sigla AS17-134-20471. Dovendo falsificare gli sbarchi sulla Luna con immagini scattate a terra il problema più grosso era quello di fotografare proprio la Terra. Per questo motivo in tutte le sei missioni lunari la Terra non è mai presente nelle centinaia e centinaia di scatti. La giustificazione della Nasa era che l’angolo di inclinazione della Terra sul cielo lunare era tale che impediva agli astronauti di poterla inquadrare. A riprova di questo la Nasa e chi la sostiene ci mostra uno schema grafico  simile a quello qui sotto rappresentato. 






















Il ragionamento sembrerebbe condivisibile. Tutto a posto allora? 
Assolutamente no, perché è davvero ridicolo pensare che  per arrivare sulla Luna gli americani sarebbero stati capaci di risolvere una serie infinita di problemi insormontabili e di fronte all’ipotesi di dover inclinare una macchina fotografica per riprendere la Terra si siano arresi subito e ci abbiano rinunciato. Ma se avevano pensato a tutto, possibile che si siano dimenticati di fare proprio la prima cosa che uno dovrebbe fare  una volta messo piede sulla Luna, e cioè di eseguire un bel ritratto della Terra in primo piano dopo aver posizionato la macchina fotografica su un cavalletto? Possibile che abbiano fatto centinaia e centinaia  di foto della bandiera americana vista da ogni angolo, dell’impronta degli scarponi doposci, del Lem, dei riflettori solari, del rover, della statuetta a ricordo degli astronauti scomparsi, della bibbia posata sul suolo lunare, della fotografia della famiglia dell’astronauta posata al suolo e altre minuzie simili e invece non si siano pensati di fare una vera fotografia alla propria amata Patria che guarda caso fa parte della Terra?
E allora, ritornando all’immagine citata prima (AS17-134-20471) non potendo riprendere la Terra vista dalla Luna (poiché è stata scattata a Terra) che cosa potevano fare? Fanno semplicemente l'unica cosa possibile, cioè decidono di incollare la Terra  più o meno nel posto in cui avrebbe dovuto esserci. Insomma, tra migliaia di foto scattate sulla Luna la Terra non viene mai immortalata e guarda caso nell'unica volta in cui  viene inquadrata si scopre che è stata incollata. 
Le immagini analizzate al computer non lasciano alcun dubbio sulla falsificazione eseguita. 
A voi il giudizio.



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venerdì 6 aprile 2018

LA STORICA FRASE DI NEIL ARMSTRONG




(Da time 11:03) 
Una cosa è certa, lo sbarco sulla Luna è stato l’evento mediatico più grande e meglio allestito di tutti i tempi. A Houston la Nasa ha il controllo totale dell’avvenimento.
Per la prima volta nella storia vengono usati i mezzi di comunicazione di massa  per annunciare, attraverso immagini e suoni, la sconfitta dell’avversario politico, l’RKA , l’agenzia spaziale sovietica. Nulla è lasciato al caso, come ricorda il dott. Richard West, all’epoca  commentatore per la televisione danese.


“Ci avevano anche dato un manuale, un volume da un migliaio di pagine in cui era descritto esattamente cosa avrebbero fatto gli astronauti in ogni momento, in modo che noi potessimo seguire meglio la missione. Ovviamente in questo modo per noi era molto più semplice capire di cosa parlassero nelle comunicazioni fra loro e con Houston.”
Il copione è così dettagliato che il commentatore tedesco Werner Büdeler sente addirittura una frase che in realtà non è stata mai pronunciata in diretta.


“In questi ultimi giorni si è molto discusso su cosa avrebbe potuto dire Armstrong nel momento in cui avrebbe calpestato per la prima volta il suolo lunare. Nel posare il piede sulla Luna Armstrong ha pronunciato queste parole : Un piccolo passo per un uomo, un passo da gigante per l’umanità.”
Ma un testimone ricorda diversamente.


Gernot Geise :
“Armstrong non pronunciò affatto la famosa frase sul piccolo passo per l’uomo. Invece successivamente si affermò il contrario. Ma nella trasmissione in diretta sullo sbarco non la disse.
Con il suo bel copione Büdeler arriva addirittura a suggerire ad Armstrong la storica frase.
“Si appoggia con la scaletta con la mano sinistra…un piccolo passo…”
Ma Armstrong tace.
Cercando nell’archivio internet della Nasa si scoprirà che la scena, allora muta, ha miracolosamente riacquistato la celeberrima frase di Armstrong.


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giovedì 5 aprile 2018

NEMMENO JAN LUNDBERG SA COME SPIEGARLO




Jan Lundberg dal 1966 fino al 1975 è stato il general manager della Hasselblad, la storica azienda che ha fornito alla Nasa le macchine fotografiche utilizzate sulla Luna durante i presunti sbarchi delle missioni Apollo.
Durante questo filmato (in time 4:09) è interessante osservare le espressioni di Jan Lundberg e tutto il suo imbarazzo quando gli viene domandato cosa ne pensa dell’immagine di Buzz Aldrin scattata da Neil Armstrong  durante la missione Apollo 11 (immagine ufficiale classificata nell’archivio nasa con la sigla AS11405903). 


Ecco le sue testuali parole:

”Sì, sembra che sia illuminato da un riflettore… ed io non so come spiegarlo”.
Poi, dopo  alcuni interminabili secondi di imbarazzato silenzio, continua così:
”Il motivo mi sfugge…forse dovreste cercare Armstrong e chiederlo a lui”




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lunedì 2 aprile 2018

ORA SPIEGATEMI QUESTO......




Il 23 aprile 1972 l’astronauta americano dell’Apollo 16, Charlie Duke, lasciò sul suolo lunare una fotografia della sua famiglia a ricordo della sua indimenticabile  passeggiata spaziale. A questo punto sicuramente voi direte: cosa c'è che non va in questo gesto così affettuoso? Beh, basterebbe ragionare un attimo. L’immagine lasciata da Duke (archivio NASA numero AS16-117-18840) appare come una semplice fotografia stampata su carta e inserita  in una busta di plastica trasparente simile a quella in cui sono avvolte le riviste che il postino ci porta a casa. Poiché sulla superficie lunare la temperatura di ogni oggetto esposto al Sole supera di gran lunga i 100 gradi centigradi ci sarebbe da chiedersi come sia possibile che una fotografia su carta dentro il cellophane possa rimanere intatta anche solo il tempo necessario a scattare una foto.  A prescindere dal calore del suolo (+130°) che si trasmette alla fotografia per contatto diretto c’è da considerare che la superficie della comune pellicola trasparente viene esposta ai raggi diretti del sole che avrebbero quindi dovuto bruciare la fotografia in una frazione di secondo  poiché non c’erano i miracolosi “filtri magici” che la Nasa avrebbe studiato per le visiere dei caschi degli astronauti. Attendo fiducioso di conoscere il miracoloso brevetto  di quella bustina di plastica trasparente o di altre fantasiose giustificazioni in merito.

PS.

Ma davvero c’è ancora qualcuno che si ostina a credere allo sbarco sulla Luna?





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