Dal lontano 1972 nessun uomo è più tornato sulla luna. Grazie al web tutte le perplessità riguardo al materiale fotografico scattato sul suolo lunare hanno posto seri dubbi sull’autenticità delle missioni Apollo e la scomparsa dei nastri originali non ha fatto che alimentare ulteriori sospetti.
All'ultimo Sundance Film
Festival è stato presentato un finto documentario molto originale, accolto con
generale entusiasmo.
Si tratta di Operation Avalanche, che racconta un'ipotesi
molto cara ai complottisti e cioè che l'uomo non è mai stato sulla Luna.
Questa è la trama.
Nel 1967 gli Stati
Uniti e l’Unione Sovietica sono ormai al
culmine della Guerra Fredda e la reciproca ostilità si trasferisce anche
nella corsa per la conquista dello spazio dove cercano disperatamente di poter
far scendere per primi un uomo sulla
Luna per affermare la superiorità tecnologica di fronte al mondo intero. E’ una
lotta senza esclusione di colpi e la CIA teme che i sovietici abbiano
infiltrato una talpa tra i ricercatori della NASA per sottrarre informazioni
preziose e allo stesso tempo per sabotare il progetto Apollo. Per scoprire la
talpa sovietica la CIA decide quindi di
inviare sul posto due giovani agenti sotto copertura che fingono di dover filmare
un documentario sulla preparazione della
storica missione lunare. Le cose però precipitano quando, durante un’intercettazione telefonica tra due
dirigenti della NASA, scoprono che l’America è capace di mandare il razzo in orbita
lunare ma che per i prossimi 5-10 anni non
sarà in grado di far scendere un uomo sulla Luna. Risulta quindi evidente che la promessa di John Kennedy di mandare l’uomo
sulla Luna entro il 1969 non potrà essere mantenuta ma di fronte a questa prospettiva la CIA non
si scompone ed elabora cinicamente un
piano “B” per salvare il prestigio dell’America. L’idea è quella di far
esplodere l’Apollo 11 subito dopo il decollo con tutti i tre astronauti a bordo per addossare poi la colpa del mancato successo della missione al
sabotaggio dei sovietici.
Di fronte a questo sconvolgente piano che costerebbe
la vita dei tre astronauti, i due
giovani agenti propongono invece un’idea ancora più folle, quella di simulare gli sbarchi sulla Luna girando le riprese in un vecchio
capannone. Nonostante tutte le perplessità iniziali, una volta appurata l’impossibilità
di riuscita della missione Apollo, la CIA inaspettatamente concede il via
libera all’operazione Avalanche. Nell’ultima scena del film si vede Neil
Armstrong scendere lentamente le scalette del LEM su un televisore esposto in
una vetrina di un negozio. Il ragazzo che la osserva sul marciapiede è lo
stesso che l’aveva girata nel capannone.
Il film
è uscito in distribuzione limitata in America il 16 settembre 2016.
Per
quanto riguarda l’Italia, non è mai stato distribuito nelle sale.
«In realtà c’è una cosa interessante che ancora non ti ho raccontato...»
«Ti ascolto.»
«Qualche anno fa è cominciato a circolare uno strano documentario realizzato da Arte France Point du Jour che riguardava la storia delle missioni Apollo. Sul web questo filmato esiste ancora e lo puoi vedere integralmente. La cosa strana è che sono state raccolte testimonianze straordinarie di personaggi famosi come l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger e Vernon Walters, direttore della CIA tra il 1972 ed il 1976, nonché Alexander Haig, capo di stato maggiore dell’esercito ed infine Donald Rumsfeld, segretario della difesa. Nelle interviste del documentario tutti confermano e giustificano le motivazioni del gigantesco inganno e quelle testimonianze risultano tutte assolutamente convincenti.»
«Stai scherzando?»
«No, è tutto vero, solo che poi nei titoli di coda si scopre che il documentario è una finzione e che i protagonisti si sono prestati alla recita solo per prendersi gioco dei complottisti ed ingannare lo spettatore. Nel filmato alcuni personaggi come Dimitri Muffley, ex agente del KGB sovietico, Ambrose Chapel, ex agente della CIA nonché Eve Kendall, segretaria del presidente Nixon, sono stati interpretati da attori poco conosciuti.»
«Ma che senso ha? Mi sembra una cosa così stupida che...»
«Condivido la tua stessa perplessità. Io però non sottovaluto mai la stupidità apparente e sono convinto che se alcuni personaggi così prestigiosi si sono prestati a fare questo giochetto dovevano sicuramente avere anche un valido motivo per farlo. Penso che tutto questo sia stato attentamente pianificato per riuscire a disinnescare l’effetto devastante di alcune interviste, registrate all’insaputa dei veri protagonisti, dove essi confermavano il ruolo della CIA nelle finte missioni Apollo. Se ci rifletti attentamente hanno fatto una cosa di un’astuzia notevole. Hanno mostrato alcuni dei principali personaggi dell’epoca come Kissinger e Rumsfeld che nelle interviste confermavano la decisione del presidente Richard Nixon di ricorrere all’inganno pur di arrivare sulla Luna prima dei sovietici e poi alla fine hanno rivelato che tutto ciò che avevano affermato era stata solo una recita cinematografica. Così quella parte di verità inserita in un documentario dichiarato falso dagli stessi intervistati perdeva inevitabilmente tutta la propria forza e credibilità. Inoltre gli attori che impersonavano molti dei personaggi storici ormai scomparsi costituivano un’ulteriore evidenza che l’intero documentario non poteva che essere falso, esattamente come la teoria del complotto. Semplicemente geniale, non trovi?»
Ecco
una bellissima immagine della Terra e della Luna scattata dalla sonda Cassini il 19
luglio 2013 mentre si trovava in prossimità di Saturno a 1,5 miliardi di
km dalla Terra, una distanza che corrisponde a 10 volte la distanza Terra-Sole.
La Luna è il disco luminoso più in basso leggermente a sinistra e nell’immagine
sembra sovraesposta a causa della forte albedo della
Terra, cioè della riflettività che nella media è di circa il 38%. Poiché la Luna ha invece un albedo assai
minore (nella media circa il 12%) rimane correttamente esposta. Molti si
domandano perché nessuno dei dodici
astronauti durante le sei missioni del programma Apollo abbia mai pensato di immortalare
la volta celeste dalla superficie lunare utilizzando delle macchine fotografiche
fissate su dei cavalletti utilizzando pellicole adatte (cioè con sensibilità
maggiore) per realizzare tempi di esposizione più lunghi. Eppure la volta
celeste vista dalla Luna, completamente libera dall’atmosfera e dalle nubi che
invece avvolgono la Terra, doveva apparire uno spettacolo straordinario ed
unico. Già nel 1974 Bill Kaysing, autore del famoso libro “Non siamo
mai andati sulla Luna”, riguardo la mancanza di immagini delle stelle
nelle missioni sulla Luna disse provocatoriamente:
“E’
come se voi foste andati a visitare le cascate del Niagara e invece di
fotografarle avreste fatto la foto del panino che avevate mangiato”.
Invece inspiegabilmente le uniche immagini delle stelle dello spettacolare cielo lunare immortalate
durante le sei missioni Apollo sulla Luna sono queste:
Perché non c'è nemmeno una foto ad alta definizione di ciò che doveva apparire semplicemente meraviglioso?
L'unica risposta plausibile al motivo per cui non fecero quelle fotografie è anche la più semplice: non le fecero perché non misero mai piede sulla Luna.
Immagine AS17-134-20471 scattata durante la presunta missione Apollo 17
Supponiamo
per un istante che gli americani avessero deciso di simulare lo sbarco sulla
Luna. Questo significava dover realizzare tutta una serie di documentazioni
video e fotografiche che ovviamente dovevano essere il più credibile possibile.
Oggi non rappresenterebbe certo un reale problema in quanto si possono
utilizzare dei programmi digitali dicomputer
grafica talmente sofisticati che risulta quasi impossibile distinguerela finzione dalla realtà.
Nel
1969 però non esisteva nulla di tutto questo, non c’erano nemmeno le macchine
fotografiche digitali e photoshop doveva ancora essere inventato. Allora c’erano ancora le mitiche Hasselblad
con i rullini di celluloide Kodak i cui negativi dovevano essere sviluppati in camera
oscura prima di poter ottenere delle stampe
e quindi, dovendo rendere credibile l’inganno, dovevano essere fatte
delle manipolazioni in maniera alquanto
artigianale. Chi aveva organizzato tutto questo probabilmente doveva aver considerato che nel
giro di un decennio o poco più sarebbero stati comunque in grado di andare veramente sulla
Luna e questo avrebbe tolto ogni eventuale dubbio o perplessità sui primi sbarchi. Insomma a quei tempi doveva risultare difficile immaginare che dopo 50 nessuno fosse ancora in grado di arrivare
sulla Luna ma questo è stato un imperdonabile errore anche perché nel frattempo la
tecnologia digitale aveva fatto dei progressi così enormi da essere in grado di
smascherare tutte le rudimentali manipolazioni eseguite sulle fotografie delle finte missioni Apollo. Sulla falsità delle
foto degli sbarchi ormai è difficile dubitare perché le incongruenze sono talmente
numerose che risulta difficile poterle elencare tutte.
Prendiamo
ad esempio l’immagine che sarebbe stata eseguita durante l’ultima missione sulla Luna dell’Apollo 17.
Questo
scatto si può trovare sull’archivio ufficiale della Nasa (http://www.apolloarchive.com/apollo_gallery.html)
ed è classificata con la sigla AS17-134-20471. Dovendo falsificare gli sbarchi
sulla Luna con immagini scattate a terra il problema più grosso era quello di
fotografare proprio la Terra. Per questo motivo in tutte le sei missioni lunari
la Terra non è mai presente nelle centinaia e centinaia di scatti. La
giustificazione della Nasa era che l’angolo di inclinazione della Terra sul
cielo lunare era tale che impediva agli astronauti di poterla inquadrare. A
riprova di questo la Nasa e chi la sostiene ci mostra uno schema grafico simile a quello qui sotto rappresentato.
Il ragionamento sembrerebbe condivisibile. Tutto
a posto allora?
Assolutamente no, perché è davvero ridicolo pensare che per arrivare sulla Luna gli americani sarebbero
stati capaci di risolvere una serie infinita di problemi insormontabili e di
fronte all’ipotesi di dover inclinare una macchina fotografica per riprendere
la Terra si siano arresi subito e ci abbiano rinunciato. Ma se avevano pensato a
tutto, possibile che si siano dimenticati di fare proprio la prima cosa che uno
dovrebbe fare una volta messo piede sulla Luna, e cioè di eseguire un bel ritratto
della Terra in primo piano dopo aver posizionato la macchina fotografica su un
cavalletto? Possibile che abbiano fatto centinaia e centinaia di foto della bandiera americana vista da
ogni angolo, dell’impronta degli scarponi doposci, del Lem, dei riflettori
solari, del rover, della statuetta a ricordo degli astronauti scomparsi, della
bibbia posata sul suolo lunare, della fotografia della famiglia dell’astronauta
posata al suolo e altre minuzie simili e invece non si siano pensati di fare
una vera fotografia alla propria amata Patria che guarda caso fa parte della
Terra?
E
allora, ritornando all’immagine citata prima (AS17-134-20471) non potendo riprendere la Terra vista dalla Luna (poiché è stata scattata a Terra) che
cosa potevano fare? Fanno semplicemente l'unica cosa possibile, cioè decidono di incollare la Terra
più o meno nel posto in cui avrebbe dovuto esserci. Insomma, tra migliaia di foto scattate sulla Luna la Terra non viene mai immortalata e guarda caso nell'unica volta in cui viene inquadrata si scopre che è stata incollata. Le immagini
analizzate al computer non lasciano alcun dubbio sulla falsificazione eseguita. A voi il giudizio.
(Da time 11:03) Una
cosa è certa, lo sbarco sulla Luna è stato l’evento mediatico più grande e
meglio allestito di tutti i tempi. A Houston la Nasa ha il controllo totale
dell’avvenimento.
Per
la prima volta nella storia vengono usati i mezzi di comunicazione di
massaper annunciare, attraverso
immagini e suoni, la sconfitta dell’avversario politico, l’RKA , l’agenzia
spaziale sovietica. Nulla è lasciato al caso, come ricorda il dott. Richard
West, all’epoca commentatore per la
televisione danese.
“Ci
avevano anche dato un manuale, un volume da un migliaio di pagine in cui era
descritto esattamente cosa avrebbero fatto gli astronauti in ogni momento, in
modo che noi potessimo seguire meglio la missione. Ovviamente in questo modo
per noi era molto più semplice capire di cosa parlassero nelle comunicazioni fra
loro e con Houston.”
Il
copione è così dettagliato che il commentatore tedesco Werner Büdeler
sente addirittura una frase che in realtà non è stata mai pronunciata in
diretta.
“In
questi ultimi giorni si è molto discusso su cosa avrebbe potuto dire Armstrong
nel momento in cui avrebbe calpestato per la prima volta il suolo lunare. Nel
posare il piede sulla Luna Armstrong ha pronunciato queste parole : Un piccolo
passo per un uomo, un passo da gigante per l’umanità.”
Ma
un testimone ricorda diversamente.
Gernot
Geise :
“Armstrong
non pronunciò affatto la famosa frase sul piccolo passo per l’uomo. Invece
successivamente si affermò il contrario. Ma nella trasmissione in diretta sullo
sbarco non la disse.
Con
il suo bel copione Büdeler arriva
addirittura a suggerire ad Armstrong la storica frase.
“Si
appoggia con la scaletta con la mano sinistra…un piccolo passo…”
Ma
Armstrong tace.
Cercando
nell’archivio internet della Nasa si scoprirà che la scena, allora muta, ha
miracolosamente riacquistato la celeberrima frase di Armstrong.
Jan
Lundberg dal 1966 fino al 1975 è stato il general manager della Hasselblad, la
storica azienda che ha fornito alla Nasa le macchine fotografiche utilizzate
sulla Luna durante i presunti sbarchi delle missioni Apollo.
Durante
questo filmato (in time 4:09) è interessante osservare le espressioni di Jan
Lundberg e tutto il suo imbarazzo quando gli viene domandato cosa ne pensa dell’immagine
di Buzz Aldrin scattata da Neil Armstrongdurante la missione Apollo 11 (immagine ufficiale classificata nell’archivio
nasa con la sigla AS11405903).
Ecco le sue testuali parole:
”Sì,
sembra che sia illuminato da un riflettore… ed io non so come spiegarlo”.
Poi,
dopo alcuni interminabili secondi di imbarazzato silenzio, continua così:
”Il
motivo mi sfugge…forse dovreste cercare Armstrong e chiederlo a lui”
Il 23 aprile 1972 l’astronauta
americano dell’Apollo 16, Charlie Duke, lasciò sul suolo lunare una fotografia
della sua famiglia a ricordo della sua indimenticabile passeggiata spaziale. A questo punto
sicuramente voi direte: cosa c'è che non va in questo gesto così affettuoso? Beh,
basterebbe ragionare un attimo. L’immagine lasciata da Duke (archivio NASA
numero AS16-117-18840) appare come una semplice fotografia stampata su carta e
inserita in una busta di plastica trasparente
simile a quella in cui sono avvolte le riviste che il postino ci porta a casa.
Poiché sulla superficie lunare la temperatura di ogni oggetto esposto al Sole
supera di gran lunga i 100 gradi centigradi ci sarebbe da chiedersi come sia
possibile che una fotografia su carta dentro il cellophane possa rimanere
intatta anche solo il tempo necessario a scattare una foto. A prescindere
dal calore del suolo (+130°) che si trasmette alla fotografia per contatto
diretto c’è da considerare che la superficie della comune pellicola trasparente
viene esposta ai raggi diretti del sole che avrebbero quindi dovuto bruciare la
fotografia in una frazione di secondo poiché
non c’erano i miracolosi “filtri magici” che la Nasa avrebbe studiato per le
visiere dei caschi degli astronauti. Attendo fiducioso di conoscere il
miracoloso brevettodi quella bustina di
plastica trasparente o di altre fantasiose giustificazioni in merito.
PS.
Ma
davvero c’è ancora qualcuno che si ostina a credere allo sbarco sulla Luna?